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mercoledì 01 agosto 2007 |
 Canio affronta Nedda Dramma in un atto, libretto di Ruggero Leoncavallo. Prima rappresentazione: Milano, Teatro Dal Verme, 21 maggio 1892. L'azione si svolge presso Montalto, Calabria, il giorno della festa di Ferragosto, nel 1865. Tonio, nelle vesti del commediante Taddeo, a sipario chiuso si presenta al pubblico e spiega di essere il Prologo. Con poche ed incisive parole dice che sulla scena stanno per apparire le antiche maschere, ma che non si tratta di una finzione: il pubblico avrà la possibilità di vedere un reale squarcio di vita. Poi Tonio si ritira, visto che la rappresentazione sta per iniziare... I Pagliacci, di Ruggero Leoncavallo (1857-1919) va in scena per la prima volta a Milano, al Teatro dal Verme il 21 maggio del 1892. Si trattava, per il compositore napoletano di una svolta, l'opera fu un successo istantaneo e rimane molto popolare ancora oggi. Contiene la celeberrima aria di Canio "Recitar! Vesti la giubba", spesso anche chiamata " Ridi, Pagliaccio" che nell'interpretazione di Caruso vendette un milione di copie. Nel 1907 Pagliacci diventa la prima opera completa ad esser stata registrata. Nel 1931 diviene la prima opera completa ad essere filmata con traccia sonora, con Canio interpretato dal tenore Fernando Bertini. |
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domenica 08 luglio 2007 |
 Con le mani nei capelli Il comico di Zelig livornese, dotato del solito occhio nero ed immancabile impermeabile, porta tutti per mano attraverso la sua vita alla ricerca di quelli che sono stati i momenti salienti della sua esistenza, alla scoperta di risposte che riemergono dal passato per spiegare il presente. Sul palco, così, si affollano vari personaggi, alcuni appartenenti alla vita personale dell'artista, altri provenienti dalla storia, il tutto presentato all'interno di una scenografia essenziale. Protagonisti sono la parola mordace, a volte irriverente del comico toscano, che accompagnerà il pubblico dalle risate spontanee ai momenti di riflessione sul teatro e sulla sua finzione, sulla vita e sulle esperienze che la segnano e la condizionano, noichè nuovi ed esilaranti monologhi sull’eterno gioco fra i due sessi, al fine di convincere il pubblico della natura diabolica di quello che, ai più, è noto come il “gentil sesso”. Dice Paolo "La tessitura dello spettacolo ricorda una fisarmonica da orchestra, la durata è un boomerang tra i novanta e i duecento minuti in linea d'aria, tra i quali non pochi quelli vissuti in apnea dal protagonista, il pubblico". |
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