Spettacolo simbolista di teatro, danza, musica e poesia.
"Dov'è finito Pan? È davvero scomparso oppure siamo noi ad aver smesso di riconoscerlo?
Per secoli Pan è stato il dio dei boschi, dell’istinto, della paura improvvisa, dell’ebbrezza, dell’erotismo, della musica, della natura e dell’inspiegabile. Ma forse Pan non è mai stato soltanto una divinità. Forse è il nome che abbiamo dato a un’esperienza universale: quel momento in cui il mondo smette improvvisamente di essere soltanto uno sfondo interrompendo il fluire ordinario delle cose e costringendoci a fermarci, ad ascoltare, a sentirci infinitamente piccoli davanti a qualcosa di infinitamente più grande.
«Il grande Pan è morto.» Così racconta Plutarco nel De defectu oraculorum, e da allora quella frase attraversa la cultura occidentale come uno dei suoi simboli più potenti: la fine del mondo antico, il tramonto degli dèi e il silenzio progressivo di una condizione originaria in cui la voce dell’uomo, quella della natura e la musica sembravano ancora appartenere a un unico respiro.
Forse è anche per questo che, alla fine dell’Ottocento, mentre l’Europa celebra il progresso, la tecnica e la fiducia nella ragione, artisti, poeti e musicisti tornano ostinatamente a evocare Pan. Baudelaire, Mallarmé, Debussy, Ravel, sembrano interrogare la stessa assenza: come tornare a far risuonare il mondo senza pretendere di spiegarlo? Come siamo connessi con questa frequenza originaria?
Oggi quella domanda torna con una forza sorprendente. Viviamo immersi nel flusso continuo, nella velocità, negli algoritmi, in nuove intelligenze che elaborano dati per noi. Eppure continuiamo a non capire perché amiamo, desideriamo, perché abbiamo paura di perderci, di cercare significati che sfuggono alla logica.
Dunque forse Pan non è scomparso. Magari oggi il suo passo si nasconde nel canto improvviso di un uccello tra i rumori della città, nel sussulto al cuore, nel fruscio di un altoparlante, nell’interferenza di un segnale, nel glitch di uno schermo. In tutto ciò che, per un istante, interrompe l’abitudine e ci restituisce il senso della presenza.
E se provassimo allora, ancora una volta, a seguirne il passo?"
Voce/la POESIA: Sara Bacchelli
Flauto/la METAMORFOSI: Giovanna Nieri
Arpa/la SOGLIA: Duccio Lombardi
Pianoforte/le CORRISPONDENZE: Paolo Filidei
Live Electonics/l'ECO: Thomas De Santi e Erica Vincenti
L'UOMO: Andrea Filidei
regia e coreografie di Andrea Filidei